Calendario d'avvento 2023

07 dicembre 2023

case
Angelo Casè, 1936-2005, maestro a Gordola negli anni'50

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UN NATALE DI MISERIA
di Angelo Casè, Locarno 25.04.1980

- Non voglio che mi dicano giuda – pensa l'Isacco, spalancando l'uscio di cucina – Fanno presto a dirlo, le donne, alla Rivellasca.

Fuori, la neve: cresciuta in maniera impressionante nei vicoli. Da una settimana nevica come può nevicare solo alla Rivellasca, se è dicembre e l'anno bisestile. I vecchi lo dicevano già per capodanno, anno bisesto / anno funesto, ripetendo parole più vecchie di loro e delle più vecchie case della Rivellasca. Nevica fitto, la notte specialmente. Di giorno, il vento pressa la neve contro i muri delle case fin sotto le gronde, inchiodando i travi fino a tarda primavera.

Sulle prime, assolvendo l'incarico concessogli dal municipio (dopo aspre brighe con i vari concorrenti e proposte/controproposte in carta bollata), Remigio aveva creato ampi spazi nel gran bianco con la jeep munita di spazzaneve: solchi lunghi quel tanto sufficiente affinché i paesani potessero circolare a dar mano ai mestieri più incombenti. Per due giornate si era udito il rombo del motore, che cercava di farsi strada nella neve lungo le carraie che conducono verso le frazioni di Gordone e Versceto.

[...]
finale [...] In braccio l'Isacco regge la martora neonata: sulle spalle, la martora madre: è un'apparizione che ammutolisce tutti quanti. Avanza lento, giunge sotto il pino, si ferma. Depone il cucciolo di martora, che trema spaurito: accanto gli mette la madre. I selvatici fanno cerchio, quieti, ala contro ala, zampa contro zampa. L'uomo, lentamente, si volta, squadrando dall'alto della sua statura i compaesani silenziosi: a uno a uno li guarda, senza rancore, anche se immagina benissimo le maldicenze mormorate pocavanti. Conosce la Rivellasca nel bene e nel male, i capelli grigi sono diventati grigi in quel luogo. Con voce placida, ma ferma, pronuncia solo due parole:
      Buon Natale!
Un gesto delle mani intirizzite, per indicare ai paesani l'adunata degli animali: l'uno serrato all'altro, silenziosa accolta di razze diversissime. Un gesto, il suo, che vale un discorso: un monito, affinché ciascuno metta da parte astio e odio. Solo con l'amicizia vera, sembra dire, si può vivere in un paese confinato dal mondo in cui basta una nevicata per isolare gli abitanti, per tirare barriere di diffidenza tra uomo e uomo. Quindi, sempre tranquillo, fermo davanti al pino, con la mano rattrappita per il freddo accenna a un lento segno di croce.
Per rassicurare che non serba sentimento di rammarico, per ribadire che dopotutto si sono ingannati sul suo conto. L'Isacco non sarà mai un giuda.