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Gli spazzacamini Fiorente Gamboni, Stefano Mozzettini e Salvatore Moranda, a Como
Natale 1906 (o 1907). (Foto di proprietà di Ines Gamboni e Elsa Morini Gamboni, Vogorno). |
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DIARIO DI UNO SPAZZACAMINO (1914 – 1916) Gottardo Cavalli ... Ogni mattina verso le cinque ci alzavamo; prima che facesse giorno si camminava per 5 – 7 chilometri ed altrettanti la sera. Si rimaneva due o tre giorni in un paese, senza però dormire lì... si cercava solo un posto dove mettere la fuliggine che poi veniva venduta come concime. Quei viaggi “di ritorno alla base” erano come una via Crucis; si doveva stare al passo con mio padre, facevano male i piedi, si mettevano stracci dentro le scarpe, ogni 20 metri si doveva fare una corsa per raggiungerlo. Alle prime case del paese si cominciava con il solito richiamo “spazzacamino!”. Cosi tutto il giorno fino all'imbrunire, poi si tornava a casa, a coricarsi aspettando la mattina seguente col medesimo programma. Così arrivò Natale. Quel giorno, come il primo dell'anno non mangiammo polenta... eravamo invitati, com'era l'usanza, a casa di un conte o di un ricco proprietario... non era permesso lavarci la faccia, dovevamo servire da portafortuna, sederci ad un tavolo con tovaglia bianca con tutti i cibi che si voleva... non una parola che avesse un senso, che comprendesse la nostra misera situazione. Ben più valeva quel pezzo di pane o il piatto di minestra che ci veniva dato da povera gente, dato con spontaneità, senza nulla pretendere... invece quei ricchi pretendevano con quel pranzo, fortuna e chissà quali altre cose. Tutto il giorno di Natale e Capodanno eravamo sguinzagliati per le strade, entravamo nelle case dei ricchi ove facevamo gli auguri, quasi tutti ci davano la mancia: chi un soldo, chi due, chi una lira di carta (erano appena state stampate). Tutto sommato alla sera si aveva raccolto 100 – 200 lire che si consegnavano al padrone e che poi, dicevano, ci sarebbero state restituite. Nelle chiese osservavamo i presepi: anche noi dormivamo nelle stalle con le bestie che con il loro corpo rendevano la temperatura tiepida e accogliente, a noi però mancava la mamma e San Giuseppe. |